Arianna sbaglia a selezionare la destinazione sul navigatore e io mi faccio rodere il culo, resto in controllo e le dico che tornare indietro invece che risalire la costa non ha senso. Mi dice: “è inutile che fai questa scena sono anni che lo sai che io non so orientarmi”. Ha ragione, quindi accosto e punto il navigatore dove dobbiamo andare, solo che ad una rotonda segnalano un’azienda agricola che vende vino e penso “vedrai hanno anche l’olio”, solo che lo penso a voce alta e Arianna dice di seguire l’indicazione, contravvenendo ai diktat del gps che inizia le sue routine di ricalcolo per farci tornare sulla strada giusta.
Per un paio di chilometri non c’è indicazione che regga e andiamo a caso, poi una freccia e sinistra e un altro paio di chilometri di vigne, ulivi e poderi, poi un’ultima indicazione che ci spinge davanti ad un cancello chiuso. L’ennesimo dopo averne incrociati almeno un paio verso cui avevamo riposto le nostre speranze.
Rimetto in moto l’auto e torno a guardare le indicazioni, un po’ sconsolato e un po’ rapito dal mare in lontananza che sporge alla fine di questo infinito declivio coltivato. Appare un trattore con sopra il suo contadino con cappello d’ordinanza, mi faccio sulla destra per agevolare il passaggio e poi penso che non mi stanno bene i cancelli chiusi. Volevo dell’olio, chiederò dove prenderlo.
- quanto te ne serve? -mi fa lui spegnendo il motore del trattore.
- Cinque litri -faccio io, mezzo metro più in basso sulla mia auto da fighetto di città.
Ci pensa un attimo e poi ci dice che ce lo da lui, di seguirlo e che dopo cinquecento metri saremmo arrivati.
Faccio inversione e lo seguo, pieghiamo a sinistra in uno dei cancelli davanti cui eravamo passati e il trattore lascia il suo odore mentre appare la casa su due piani nel cui cortile attende un’anziana su una sedia a rotelle con una rosa in mano.
Spengo il motore alla fine del vialetto e Arianna è la prima a salutare, da straniera in casa altrui e spiegare che eravamo lì perché lui -di cui non sapremo mai il nome- ci ha detto che l’olio ce lo dava perché avevamo trovato tutto chiuso.
Così ci impicciamo della vita altrui, in questa fetta di terra a pochi chilometri a nord di Vasto, completamente dedicata al lavoro agricolo. Ci impicciamo a vicenda, perché anche l’anziana è interessata a questi due piombati nel suo cancello di casa e viene interrotta solo dall’apparizione di una bambina mora che sgattaiola giù dalla scala, seguita dalla nonna che ci saluta dal secondo piano e dalla più piccola di casa che senza timore scende gli scalini. Perché non ci sono estranei nel cortile di casa tua, immagino che pensi.
Così facciamo conoscenza con i presenti e con gli assenti, il padre delle due creature che fa il cuoco in un albergo in centro a Vasto, che è molto bravo, così bravo che il piatto preferito della sua figlia più grande, cinquenne, sono le patatine.
Poi riappare l’uomo del trattore, con la latta da cinque litri, che ha riempito con 4,5kg di olio -che lui lo pesa- ed è un olio “fatto con più olive, non solo le leccine… che hanno un sapore un po’… che a noi piace di più così”. Gli dico che mi fido della sua ricetta e chiedo quant’è, mentre Arianna dice cose che non sento rivolgendosi all’anziana bisnonna, alla nonna, alle nipoti. Tutto nel corso degli eventi, tutto come se l’ingresso di sorpresa pochi minuti prima non fosse mai avvenuto siamo anche noi in questo cerchio magico di quatto generazioni.
Poi io stringo la mano all’uomo del trattore che è diventato l’uomo dell’olio e l’anziana regala ad Arianna il fiore che aveva in mano fin dal nostro ingresso. Ci salutiamo promettendoci che saremmo tornati, se non lì, lì attorno, che ci sono un paio di bed & breakfast. Ci avevamo fatto caso anche noi mentre andavamo a caccia di un cancello aperto.
Saliamo in auto, metto in moto ed esco in retromarcia dal vialetto, con la signora sulla sedia a rotelle e la nipote più piccola che agitano la mano e anche noi salutiamo con la mano fuori dal finestrino.
Il cancello si richiude e comincia questa storia.