Ho scritto un libro sulla musica. Purtroppo.

Non “purtroppo” perché sia venuto male – direi di no – ma perché scrivere di musica oggi è un po’ come fare l’autopsia a un corpo che incredibilmente cammina ancora.

Si chiama Il capitale musicale ed esce per Timeo a maggio 2026.

Dentro c’è un capitolo sul possesso che, quando l’ho scritto, mi sembrava una cosa abbastanza ovvia. Poi l’ho fatto leggere a qualcuno e mi ha detto: “non ci avevo mai pensato”. Quindi forse non è così ovvia.

L’idea è questa: per la prima volta nella storia, una generazione intera ha smesso di possedere musica.

Non nel senso romantico del “la musica non si possiede, ti possiede” e quella roba lì. Nel senso proprio, materiale, contrattuale: non ce l’hai. Quando paghi Spotify ogni mese non stai comprando niente. Stai affittando l’accesso a un catalogo che può cambiare domani, che può sparire dopodomani e che nel momento in cui smetti di pagare smette di esistere per te. Anche la playlist che hai costruito canzone per canzone negli ultimi dieci anni, anche quella cosa che senti tua più di qualsiasi altra cosa nella tua giornata.

Tuo nonno aveva i dischi. Tua madre aveva i CD. Tu hai un abbonamento.

meme sempre attuale

Questa non è necessariamente una tragedia – viviamo in abbonamento su tutto, dall’auto al software al rasoio – ma è una trasformazione enorme nel rapporto tra le persone e la cultura, solo che nessuno ha mai chiesto a nessuno se gli stava bene. È successo e basta, gradualmente, mentre ci sembrava di stare solo scegliendo il piano più conveniente.

Il punto non è la nostalgia per il vinile, che comunque si sente peggio di un file in alta definizione. Il punto è chiedersi: quando non possiedi più niente, chi possiede al posto tuo? E cosa fa, con quella roba, chi la possiede?

La risposta breve è: possiede te. I tuoi dati comportamentali e quindi cosa ascolti, quando, per quanto, cosa skippi, in che ordine. Dati che valgono molto di più della quota mensile che paghi. Sono il vero prodotto. La musica è il pretesto per tenerti dentro abbastanza a lungo da mapparti.

E con i soldi ricavati da questa mappatura, Daniel Ek – fondatore e CEO di Spotify – ha investito in Helsing, una società di intelligenza artificiale applicata alla difesa. Droni, sistemi d’arma, tecnologie militari. Non è una teoria del complotto: lo ha annunciato lui, con orgoglio, nel 2022. L’uomo che ti vende l’accesso alla colonna sonora della tua vita reinveste i proventi nell’industria bellica.

Un’ora di Daniel Ek che ci racconta come migliorerebbe l’Europa: un contenuto per gli appassionati della noia.

Questo non significa che ogni volta che ascolti Nick Drake finanzi una guerra. Significa che il sistema dentro cui ascolti Nick Drake è più complicato di quanto sembri quando premi play.

Questo è uno degli temi più vicini a chi ascolta, ma gli altri, ben più polemici (eh eh), li trovate dentro.

Il libro esce a maggio (potete già ordinarlo dallo store di Timeo) e lo presenterò venerdì 15 al Salone del libro e per fortuna non sarò solo, ma con Anna Castiglia e Hamilton Santià.
Che squadra, che giocatori.

Tante altre presentazioni arriveranno, ma se volete invitarmi per parlarne al vostro bar di fiducia, in un circolo, in un festival o dove pensate sia il caso giusto: scrivetemi!

La copertina è a cura di Federico Antonini, un uomo molto a contatto con il concetto di “visione”


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