Chiudo la porta e urlo

Sto leggendo il libro dedicato a Raffaello Baldini -che amo così tanto che mi ci sono fatto un tatuaggio- “Chiudo la porta e urlo” di Paolo Nori, che non mi sta piacendo tanto. Avevo aspettative davvero irrealistiche e magari migliora, però una delle cose che più preferisco di Nori -autore che comunque mi piace- l’ha scritta tanti anni fa su Walter Veltroni, si intitola “E se noi domani”. Mi piace così tanto che quando vado in giro per WeReading a fare delle letture di roba non scritta da me, quel pezzo lo leggo sempre assieme a “Gola” di Mattia Torre, assieme ad un brano di Gianni Celati tratto da “Verso la foce” e assieme a una poesia di Baldini intitolata “In treno”. Questi quattro pezzi di letteratura secondo me bastano a raccontare l’Italia (infatti il titolo che ho dato a questa somma è, banalmente, “Italiani brava gente”).
Beh insomma, quando a Paolo Nori capita di incrociare politici del PD ex PCI succedono delle cose per me esilaranti:

“Ma te, ho chiesto a Daniele, come l’hai scoperto, Baldini?
Eh, mi ha detto Daniele, nel ’96 ero in libreria, ho visto il primo libro che ha fatto con Einaudi, che si intitola La naîva, in copertina c’era una poesia che si intitola Il nonno che dice «Al caffè? da fare che? sto meglio a casa, gioco con quelle bambine, i giochi che ho imparato mai! e mi piace perdere».
E mi è piaciuta, l’ho comprato, l’ho portato a Boston, e mi ricordo che lo leggevo sottobanco quando D’Alema è venuto a Boston nel ’98 che ci avevano obbligato a andare in un’aula del MIT a sentire il suo discorso, un discorso che sembrava scritto da Fanfani, io ho ascoltato i primi minuti poi mi son messo a legger Baldini che, adesso povero D’Alema, ma non c’è paragone, tra i due.”

Paolo Nori – Chiudo la porta e urlo


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