Insegnanti dello stare al mondo

Ieri, mentre passavamo una bella giornata con una coppia di amici che sono per noi famiglia, si è parlato di quanto spesso entriamo nelle vite degli altri non solo suggerendo o confrontandoci con loro, ma comportandoci in maniera direttiva.

Devi fare questo, non devi fare quello, devi dire questo, non devi dire quello, devi pensarlo così, non devi pensarlo così.

E via discorrendo nelle infinite possibilità che abbiamo per dire a qualcun’altra all’infuori di noi stessi i come e i cosa per condurre la vita come la intendiamo. Come la intendiamo noi, non chi abbiamo di fronte. Clonandoci, replicandoci all’infinito, costruendo il nostro ideale esercito di terracotta che, per l’appunto, è immobile e tutto sommato fragile.

Immobili e fragili mi sembra la traiettoria che hanno spesso i contenuti sui social network, in cui una nutrita schiera di persone dirige i propri come e i propri cosa verso un’enorme platea di persone che alle volte si accollano queste direzioni, altre scrollano oltre. E questa schiera di persone che dirigono le loro parole agli altri è spesso gente che tratta di temi complicati. Devo dire che sono temi su cui secondo me una laurea non basta, ci vuole dell’esperienza, della ricerca, del lavoro attorno. Infatti io non ne parlo, io non parlo di niente perché il mio mestiere è l’invenzione.

Invece chi parla di qualcosa anche complicata come il marxismo, secondo me, Il Capitale, poi non l’ha mica letto. Puoi parlarne, io ne parlo, Nicola e Enrico ci hanno fatto uno spettacolo sul non aver letto Il Capitale, ma siamo gente che si occupa di invenzione, mentre chi parla non per invenzione, ma con l’ambizione di dirigere, di essere direttivo, mi sono persuaso che debba essere preparato. Ma non preparato così, per modo di dire, preparato davvero. Che ci studia e ci lavora con quella cosa lì: con il marxismo, il liberismo, il femminismo, il na77ismo, le materie scientifiche, la psicologia, la medicina, l’aritmetica.

Parlo io delle cose che non conosco? No, io le cose le invento e ce lo scrivo grosso fuori dalla porta e sulla copertina: qui non si fa la realtà, ma è tutto vero.

E vedi sgomitare influencer di ogni stampo e calibro, gente che non si confronta con una comunità accademica, scientifica o anche solo la comunità del bar fuori dalla facoltà di metafisica di Bombay. Gente che vuole dirigere e dirige, senza contraddittorio. Insindacabile.

Dice la propria, in virtù dell’esistenza su questa terra, e davvero l’impressione che ho quando mi lascio guidare da questi pensieri è che chi non sa niente non possa che parlare di sé e per sé, fingendo di maneggiare un corpo intellettuale alto. Anche loro si occupano di invenzione, ma la spacciano per realtà e quello è dire le bugie. Turlupinare per vendere. Truffare intellettualmente.

Quello che ti insegna a comunicare, quella che ti insegna come diventare brava compagna, quello che ti dice di far questo e quello con tuo figlio, con il partner, i genitori, i colleghi, i fa$ci, il s3sso, i soldi.

Ognuno ha un’opinione su come devi stare in piedi e se non puoi stare in piedi su come devi star seduto.

Poi apri la piadina e dentro ci trovi una schiera di periti tecnici in elettronica e telecomunicazione, una schiera di Alberto bebo Guidetti, che hanno un pubblico assetato di sapere come campare e, siccome tutti gli Alberto bebo Guidetti del mondo esistono, allora hanno l’expertise sufficiente per spiegare come si campa.

Ma cosa dobbiamo dire, noialtri, a gente così? Cosa volete che possano dire di sensato?


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